Onere della prova ai fini dell’addebito.

Tribunale di Cuneo, 15 luglio 2021
Tribunale Cuneo sez. I, 15/07/2021, n.596
Fatto
Concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione
I signori M.A.D. e F.G.A. contraevano matrimonio con rito concordatario in CRISSOLO,
il ..
L’atto di matrimonio veniva trascritto nei registri dello Stato Civile del Comune di
CRISSOLO (atto n. 1, parte II, serie A del registro degli atti di matrimonio dell’anno
2002).
Dal matrimonio sono nati tre figli, T. M. il .. a Savigliano, C. F. il .. a Savigliano e C. V.
il .. a Savigliano.
Con ricorso depositato il 08.05.2017 la parte ricorrente ha chiesto a questo Tribunale di
pronunciare la separazione personale dei coniugi con addebito al marito, l’affidamento
dei figli minori ad entrambi i genitori con residenza anagrafica e collocazione prevalente
presso la madre, diritto di visita paterno a fine settimana alterni, nonché un pomeriggio
infrasettimanale con pernottamento; la ricorrente ha altresì richiesto l’assegnazione
della casa coniugale in proprio favore, un contributo al mantenimento dei figli per
complessivi euro 900,00 (300,00 per ciascun figlio) e un contributo al mantenimento
della moglie pari ad euro 200,00 mensili.
Radicatosi il contraddittorio, il resistente si costituiva in giudizio e, pur non
opponendosi alla domanda di separazione personale tra i coniugi, chiedeva che la
separazione venisse pronunciata alle diverse condizioni di cui alla comparsa costitutiva,
e dunque rigettando la richiesta di addebito, assegnando la casa coniugale ad entrambi
i coniugi congiuntamente, con alternanza paritetica settimanale, disponendo
l’affidamento condiviso dei figli minori, la loro collocazione presso la casa coniugale,
ponendo a carico del padre un assegno perequativo per i figli pari ad euro 200,00 per
ciascun figlio oltre 50% delle spese straordinarie, nulla prevedendo quale contributo al
mantenimento per la moglie.
Avanti al Giudice delegato alle funzioni presidenziali la parte convenuta compariva e
veniva esperito il tentativo di conciliazione con esito negativo.
Il Giudice delegato alle funzioni presidenziali, ascoltati i minori C. F. e T. M. all’udienza
del 16.01.2018, disponeva con ordinanza del 29.03.2018 il passaggio alla fase
istruttoria.
Avanti al G.I. nominato, le parti si costituivano ed integravano le proprie difese.
Accolte alcune delle istanze istruttorie con ordinanza istruttoria in data 02.02.2020,
escussi i testi all’udienza del 02.10.2020 ed eseguito l’interpello delle parti all’udienza
del 19.01.2021, venivano quindi precisate le conclusioni come in epigrafe e la causa
veniva rimessa al Collegio per la decisione con concessione dei termini massimi di cui
all’art. 190 c.p.c.
***
La domanda di separazione
La domanda di separazione, spiegata da entrambe le parti, appare accoglibile, poiché
risulta configurata la fattispecie di cui all’art. 151 co. 1 c.c.
E’ provato che si sono verificati fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della
convivenza; i coniugi, infatti, vivono separati ormai da tempo e dal comportamento
tenuto nel corso degli anni, dalle difese e dalle domande formulate si evince che la
prosecuzione della convivenza non sarebbe tollerabile.
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La domanda di addebito della separazione al convenuto
Passando ad esaminare le questioni controverse, e rigettate in via definitiva tutte le
richieste istruttorie formulate dalle parti, non ammesse dal giudice istruttorie, e
reiterate in sede di precisazione delle conclusioni, essendo la causa matura per la
decisione allo stato degli atti, si procede ad esaminare la domanda di addebito della
separazione al marito proposta da parte ricorrente.
Va premesso che, ai fini della addebitabilità della separazione all’altro coniuge, il
coniuge richiedente deve provare, da un lato, che sono state tenute dall’altro coniuge
condotte contrarie ai doveri matrimoniali, e dall’altro che tali condotte abbiano avuto
un’efficienza causale diretta sull’intollerabilità della convivenza e sulla compromissione
definitiva dell’affectio coniugalis (doppio onere probatorio).
Tra le tante pronunce in questo senso, già Cassazione n. 2059 del 2012 aveva chiarito
come “Grava sulla parte che richieda, per l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà,
l’addebito della separazione all’altro coniuge l’onere di provare la relativa condotta e la
sua efficacia causale nel rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza, mentre
è onere di chi eccepisce l’inefficacia dei fatti posti a fondamento della domanda, e
quindi dell’infedeltà nella determinazione dell’intollerabilità della convivenza, provare le
circostanze su cui l’eccezione si fonda, vale a dire l’anteriorità della crisi matrimoniale
all’accertata fedeltà”.
Con la ancora più risalente pronuncia n. 14840 del 2006, la Suprema Corte aveva
evidenziato che “La dichiarazione di addebito della separazione implica la prova che la
irreversibile crisi coniugale sia ricollegabile esclusivamente al comportamento
volontariamente e consapevolmente contrario ai doveri nascenti dal matrimonio di uno
o di entrambi i coniugi, ovverosia che sussista un nesso di causalità tra i
comportamenti addebitati ed il determinarsi dell’intollerabilità della ulteriore
convivenza; pertanto, in caso di mancato raggiungimento della prova che il
comportamento contrario ai predetti doveri tenuto da uno dei coniugi, o da entrambi,
sia stato la causa efficiente del fallimento della convivenza, legittimamente viene
pronunciata la separazione senza addebito (Cassa con rinvio, App. Messina, 25
novembre 2004)”.
Tra le pronunce più recenti in materia si ricordano, invece, tra le tante:
– Cassazione civile n. 16691 del 2020, secondo cui “In tema di separazione, grava sulla
parte che richieda l’addebito l’onere di provare sia la contrarietà del comportamento del
coniuge ai doveri che derivano dal matrimonio, sia l’efficacia causale di questi
comportamenti nel rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza”;
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– Cassazione civile n. 16735 del 2020, secondo cui: “Grava sulla parte che richiede, per
l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà, l’addebito della separazione all’altro coniuge,
l’onere di provare la relativa condotta e la sua efficacia causale nel rendere intollerabile
la prosecuzione della convivenza, mentre è onere di chi eccepisce l’inefficacia dei fatti
posti a fondamento della domanda, e quindi dell’infedeltà nella determinazione
dell’intollerabilità della convivenza, provare le circostanze su cui l’eccezione si fonda,
vale a dire l’anteriorità della crisi matrimoniale all’accertata infedeltà (nella specie,
l’infedeltà era stata ritenuta comprovata sulla base della testimonianza di un
investigatore privato, la cui relazione era stata confermata in udienza, assurgendo al
valore di prova piena).
Calando i sovra esposti principi al caso di specie si osserva che la domanda di parte
ricorrente è infondata e va rigettata, non avendo la M.A.D. assolto al proprio onere
probatorio.
Ed invero, sin dall’atto introduttivo la ricorrente ha richiesto l’addebito della
separazione al marito deducendo condotte aggressive e violente del marito nei suoi
confronti – sia sul piano verbale, in particolare a mezzo minacce e ingiurie, sia sul
piano fisico – anche alla presenza dei figli, condotte che avrebbero causato
l’intollerabilità della convivenza.
La ricorrente ha altresì dedotto che il F.G.A. avrebbe intrattenuto, “senza grandi
cautele o rispetto verso la moglie”, una relazione extraconiugale “con una persona
conosciuta alla ricorrente” ed appartenente “all’ambiente montano comune”.
Infine il F.G.A. avrebbe “piazzato telecamere in casa per controllare i comportamenti
dei congiunti”.
Orbene, le condotte contrarie ai doveri matrimoniali come genericamente descritte da
parte ricorrente non sono state in alcun modo provate, né tanto meno è stato provato il
nesso causale tra tali presunte e indimostrate condotte e l’intollerabilità della
convivenza matrimoniale.
Quanto agli episodi di aggressività fisica o verbale, la ricorrente non ha mai denunciato
il marito per questi presunti fatti occorsi in costanza di matrimonio, né ha prodotto la
“relazione di servizio preliminare ad un eventuale ammonimento” che sarebbe stata a
suo dire redatta dai Carabinieri in occasione di un episodio che si sarebbe verificato
dinanzi ai figli, allorquando il marito avrebbe “preso per il collo la moglie in cucina”.
Ancora si osserva che la querela sporta dalla ricorrente in data 12 ottobre 2018 è ben
successiva all’iscrizione della presente causa al ruolo e riguarda episodi che non
possono pertanto essere tenuti in considerazione ai fini dell’addebitabilità della
separazione al marito.
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Ancora, nessun referto medico è stato prodotto dalla ricorrente a dimostrazione delle
aggressioni fisiche subite, né l’istruttoria ha fatto emergere la sussistenza di condotte
contrarie ai doveri matrimoniali da parte del sig. F.G.A., ma al più un clima di
conflittualità coniugale caratterizzato da litigi anche accesi.
Invero, all’udienza in data 2.10.2020, il teste F. G., amica da oltre quarant’anni della
ricorrente, unico testimone sentito sui capi di prova ammessi in relazione all’addebito,
ha riferito di non aver mai assistito personalmente a nessun episodio di violenza fisica
o verbale da parte del marito nei confronti della moglie, di aver soltanto raccolto delle
“confidenze sulla crisi familiare” da parte dell’amica, confidenze risalenti a “circa dieci
anni fa”, e quindi poco significative anche rispetto alla valutazione sul nesso causale tra
le presunte condotte contrarie ai doveri matrimoniali e l’intervenuta intollerabilità della
convivenza, avuto riguardo alla data di iscrizione della causa a ruolo.
Ancora si evidenzia che il teste ha riferito solo quanto raccontatole dalla ricorrente (in
particolare in merito ai “disaccordi” e al “carattere del sig. F.G.A.” che “non era
tranquillo, nel senso che si innervosiva o alzava il tono di voce anche con i bambini
durante i litigi”, o ancora a un episodio in cui la notte di Natale il F.G.A. aveva “rotto
tutte le preparazioni di Natale fatte dalla mamma per i bambini”), avendo solo una
volta in quarant’anni di amicizia sentito direttamente, al telefono, il F.G.A. urlare con i
presenti in casa e in particolare nei confronti della figlia C..
Come si comprende, si tratta di una testimonianza poco significativa, che non consente
di giungere alla pronuncia di addebito della separazione.
Del resto, gran parte dei capi di prova articolati dalla parte ricorrente nella memoria n.
2 ex art. 183 comma 6 c.p.c. riguardavano episodi di violenze verbali e/o fisiche
successivi all’instaurazione del giudizio, e dunque irrilevanti ai fini dell’addebito, mentre
nessun capo di prova è stato articolato in relazione alla presunta relazione extra
coniugale del F.G.A. (peraltro non circostanziata nel tempo) né con riguardo alla
presunta violazione della privacy dei congiunti a mezzo piazzamento di telecamere.
Nessun valore può inoltre – come è ovvio – essere attribuito a quanto dichiarato in
sede di ascolto dalla figlia minore F.G.A. T. M. (udienza del 16.1.2018 – fase
presidenziale), trattandosi appunto di ascolto e non di testimonianza, e tenuto conto
altresì della circostanza (già presumibile ex ante, ma oltretutto emersa in maniera
concreta in udienza) del pesante coinvolgimento della bambina nel conflitto genitoriale.
Nel verbale di udienza di ascolto il Giudice delegato alle funzioni presidenziali ha infatti
dato atto di come “durante l’audizione la minore […] è apparsa […] emotivamente
coinvolta soprattutto durante il racconto dei litigi violenti tra i genitori a cui ha assistito,
in cui ha avuto attimi di commozione”.
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Colpisce peraltro la richiesta della madre di affidamento condiviso dei figli con ampio
diritto di visita paterno formulata dalla ricorrente negli stessi atti in cui vengono
sottolineate – e poste alla base della richiesta di addebito – presunte condotte di
grande violenza e aggressività che il convenuto avrebbe perpetrato ai danni della
moglie anche alla presenza dei figli piccoli.
A margine, per mera completezza, si osserva che neppure in sede penale le accuse
mosse dalla M.A.D. nei confronti del marito (peraltro in data successiva alla iscrizione
della presente causa a ruolo) hanno avuto alcun serio riscontro: invero, con decreto di
archiviazione ex art. 409 c.p.p. del 26.11.2020, emesso dal g.i.p. del Tribunale di
Cuneo, è stato dichiarato inammissibile l’atto di opposizione all’archiviazione proposto
dalla M.A.D. avverso la richiesta di archiviazione del pubblico ministero in sede (per il
reato di cui all’art. 612 bis c.p., “unico astrattamente configurabile” secondo il pubblico
ministero in sede).
Nel decreto di archiviazione si legge, per quanto qui interessa, che non sussistono
elementi idonei a sostenere l’accusa in giudizio e che “dalle approfondite indagini è
emerso un clima di accesa conflittualità fra le parti, nell’ambito del quale, tuttavia, non
si ravvisano condotte penalmente rilevanti, tenuto conto anche che le dichiarazioni
della M.A.D. non trovano riscontro alcuno nelle emergenze investigative”.
Per tutto quanto sopra esposto, la domanda di addebito va rigettata, tenuto conto della
granitica giurisprudenza in materia sopra ricordata e del fatto che la ricorrente non ha
assolto all’onere probatorio sulla stessa incombente.
L’affidamento, la collocazione, il diritto di visita dei figli minori C. F. e C. V.
Va premesso che la figlia T. M. è divenuta maggiorenne nelle more del giudizio, e
dunque nulla deve essere disposto in merito all’affidamento, alla collocazione, al diritto
di visita della stessa.
Quanto ai due figli ancora minori, C. F. e C. V., non vi è controversia tra le parti in
merito all’affidamento, alla collocazione abituale, al diritto di visita.
Ed invero, la ricorrente ha domandato disporsi l’affidamento condiviso dei figli ad
entrambi i genitori, con residenza anagrafica e collocazione abituale presso la madre,
assegnazione della casa coniugale in favore della madre stessa, diritto di visita paterno
articolato su weekend alternati dal venerdì sera alla domenica sera, nonché un
pomeriggio infrasettimanale seguito da pernottamento.
Parte resistente ha prestato acquiescenza all’ordinanza presidenziale, con la quale
veniva appunto disposto l’affidamento condiviso dei figli minori ad entrambi i genitori,
con collocazione abituale e residenza anagrafica presso la madre, assegnazione della
casa coniugale alla moglie, diritto di visita paterno articolato su weekend alternati, dal
venerdì all’uscita da scuola sino alla domenica alle ore 21.30 con accompagnamento a
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casa della madre, oltre a un giorno infrasettimanale con pernottamento, sette giorni
durante le feste natalizie e tre durante le feste pasquali alternando le maggiori
festività, quindici giorni durante le vacanze estive.
Si può dunque disporre in conformità alla richiesta di entrambe le parti l’affidamento
condiviso dei figli minori, con collocazione presso la mamma, diritto di visita paterno
come già da ordinanza presidenziale, salvo diversi e più ampi accordi tra genitori,
trattandosi di regolamento rispondente alle esigenze dei figli e pienamente rispettoso
del principio di bigenitorialità.
L’assegnazione della casa coniugale
Nessun dubbio sulla (conferma, già disposta in fase presidenziale, della) assegnazione
della casa coniugale sita in Crissolo (CN), Frazione S. in favore della ricorrente, stanti
la collocazione abituale presso la stessa dei due figli ancora minori e la richiesta
congiunta delle parti in tal senso.
Il contributo al mantenimento dei tre figli nati dal matrimonio e della moglie
Quanto al contributo al mantenimento dei tre figli nati dal matrimonio entrambe le parti
hanno sostanzialmente prestato acquiescenza a quanto previsto in ordinanza
presidenziale (la quale prevedeva l’obbligo del padre di versare entro il giorno 5 di ogni
mese alla madre, a titolo di assegno perequativo per il mantenimento, la cura,
l’istruzione e l’educazione dei figli minori T. M., C. F. e C. V., la somma di € 900,00,
ovverosia € 300,00 per ciascun figlio, somma rivalutabile al termine di ogni anno
secondo indici ISTAT, oltre al 50% delle spese straordinarie mediche non coperte dal
S.S.N., scolastiche, sportive e ludico-ricreative, previamente concordate, salvo
necessità e urgenza, e successivamente documentate).
Pertanto, considerato ancora congruo il contributo perequativo a suo tempo disposto
dal giudice delegato alle funzioni presidenziali a carico del padre per il mantenimento
dei figli, si confermano in questa sede i provvedimenti provvisori, non essendovi
ragione di modificarli.
Quanto alla richiesta di contributo al proprio mantenimento spiegata dalla ricorrente
essa merita accoglimento nei termini di cui ai provvedimenti provvisori (del resto la
ricorrente ha chiesto appunto confermarsi il contributo posto a carico del marito, in
proprio favore, con l’ordinanza presidenziale).
Si deve in proposito osservare che, come già evidenziato con i provvedimenti provvisori
ed urgenti, sussiste nella specie una significativa sperequazione tra la situazione
reddituale e patrimoniale dei coniugi, che emerge dalle dichiarazioni delle parti e dalla
documentazione in atti, deteriore in capo alla moglie. Sarebbe infatti sufficiente
confrontare le dichiarazioni dei redditi dei coniugi per addivenire alla considerazione di
cui sopra.
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Inoltre il matrimonio ha avuto lunga durata, la sig.ra M.A.D. ha fornito senz’altro un
importante contributo alla vita matrimoniale (avendo cresciuto tre figli, e avendo
prestato anche attività lavorativa nel corso del matrimonio, oltre ad attendere agli
impegni casalinghi), il tenore di vita goduto dai coniugi nel corso della convivenza
coniugale deve presumersi medio-alto.
D’altra parte però si deve osservare che la M.A.D. è dotata di capacità lavorativa, ha
svolto per lungo tempo diversi tipi di attività contemporaneamente con discreti
guadagni (es. guida naturalistica, soccorso alpino, gestione di bad and breakfast), è
comproprietaria della casa coniugale, è proprietaria esclusiva di un negozio che viene
affittato, ha un terreno edificabile, ancora oggi svolge attività non regolarizzate come
affittacamere, così come emerso in sede di interpello e in fase istruttoria.
Per le sovra esposte ragioni pare congruo ed equo riconoscere in favore della stessa un
contributo minimo al suo mantenimento pari ad euro 200,00, rivalutabile al termine di
ogni anno secondo indici Istat.
Le spese di lite
Le spese di lite possono essere integralmente compensate tenuto conto della natura
della lite, del sostanziale accordo raggiunto dalle parti su diverse questioni (regime di
affidamento, collocazione, diritto di visita, mantenimento dei figli, assegnazione della
casa coniugale) e della soccombenza reciproca sulle uniche questioni controverse
(addebito, contributo al mantenimento della moglie).
PQM
Il Tribunale, definitivamente pronunciando, ogni diversa istanza ed eccezione disattesa
o assorbita, così dispone:
pronuncia la separazione personale dei coniugi M.A.D. e F.G.A. ai sensi dell’art. 151 co.
1 c.c.;
affida i figli minori C. F. e C. V. ad entrambi i genitori, che eserciteranno
congiuntamente la responsabilità genitoriale e che congiuntamente adotteranno le
decisioni relative alla loro istruzione, educazione e cura, mentre quelle di ordinaria
amministrazione potranno essere adottate dal genitore con il quale i figli si troveranno
in quel momento;
dispone che i minori vivranno abitualmente con la madre, presso la quale
continueranno a mantenere la propria residenza anagrafica;
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dispone che il padre potrà vedere e tenere con sé i figli secondo gli accordi tra i genitori
e, in difetto, con le tempistiche e modalità di cui all’ordinanza presidenziale del
29.3.2018, che qui si intendono integralmente riportate e trascritte;
assegna alla madre M.A.D. la casa coniugale in Crissolo (CN), Frazione S., con mobili
ed arredi in uso;
pone a carico del padre F.G.A. l’obbligo di versare entro il giorno 5 di ogni mese alla
madre M.A.D., a titolo di assegno perequativo per il mantenimento, la cura, l’istruzione
e l’educazione dei figli T. M., C. F. e C. V., la somma di € 900,00 (€ 300,00 per ciascun
figlio), rivalutabile al termine di ogni anno secondo indici ISTAT, oltre al 50% delle
spese straordinarie mediche non coperte dal S.S.N., scolastiche, sportive e ludico-
ricreative, previamente concordate, salvo necessità e urgenza, e successivamente
documentate;
pone a carico del marito F.G.A. l’obbligo di versare entro il giorno 5 di ogni mese alla
moglie M.A.D. la somma di € 200,00, rivalutabile al termine di ogni anno secondo indici
ISTAT, a titolo di contributo alle spese per il suo mantenimento;
compensa integralmente le spese di lite.
Così deciso in Cuneo nella camera di consiglio del 9.7.2021.