Risoluzione per inadempimento della donazione indiretta modale di un’autovettura

Tribunale Sciacca, sent., 1 marzo 2022, n. 98 – G.O.T. Barba
TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI SCIACCA
IL G.O.T. DEL TRIBUNALE CIVILE DI SCIACCA, DOTT. FILIPPO BARBA, IN DATA DEL
01/03/2022, HA EMESSO LA PRESENTE
SENTENZA
nel procedimento portante il n. 986/2018 del ruolo generale affari civili e contenziosi vertente tra:
F.A., NATA A S. (A.), IL (…), C.F.: (…)
Rappresentato e difeso: dall’Avv. …
PARTE ATTRICE
CONTRO
C.L., NATA A S. (A.), IL (…), C.F.: (…)
A.A., NATO A S. (A.), IL (…), C.F.: (…)
Rappresentati e difesi: dall’Avv. …
PARTE CONVENUTA
OGGETTO: Altri contratti atipici
Svolgimento del processo
Con atto di citazione regolarmente notificato, F.A. conveniva in giudizio C.L. e A.A. per ivi sentir
ritenere e dichiarare la risoluzione del contratto verbale concluso contestualmente all’acquisto
dell’autovettura FIAT PANDA, tg. (…), per inadempimento degli stessi; condannare gli stessi alla
restituzione della somma di € 12.200,00 o, in subordine, alla restituzione della medesima autovettura
con trascrizione del relativo passaggio di proprietà presso il competente PRA.
A sostegno delle spiegate domande, l’attrice rappresentava che in data 22.06.2017, con proprio
denaro, veniva acquistata l’autovettura FIAT PANDA, tg. (…), in conseguenza dell’accordo verbale
che la stessa venisse utilizzata dai convenuti per il trasporto vita natural durante della propria sorella
F.G..
Dopo soli tre mesi circa, i convenuti non adempivano più all’obbligazione assunta ed
interrompevano qualsiasi rapporto con la F.G., ragion per cui venivano diffidati a restituire le
somme utilizzate per l’acquisto dell’autovettura.
Costituitisi in giudizio, i convenuti C.L. e A.A. rappresentavano che in data 01.06.2017, la prima,
veniva chiamata dall’attrice per l’assistenza in favore della propria sorella F.G. e, stante le difficoltà
del caso, veniva coinvolto anche il convenuto A.A..
A titolo remunerativo, le parti si accordavano per i lascito futuro, mediante testamento pubblico,
dell’asse ereditario della F.G..
In relazione all’autovettura, poi, evidenziavano la non necessità dell’acquisto della stessa poiché
ambedue già proprietari di altri due veicoli e, quindi, l’acquisto della FIAT PANDA, tg. (…), era da
identificarsi quale mera donazione indiretta, a nulla rilevando che di lì a poco il rapporto di
assistenza si interrompeva.
C. i termini di cui all’art. 183, 6 comma, c.p.c., il procedimento veniva istruito per il tramite delle
prove documentali ed orali addotte dalle parti e, all’esito, veniva rinviato per la precisazione delle
conclusioni all’udienza del 07.09.2021, ove veniva posto in decisione con assegnazione dei termini
di cui all’art. 190 c.p.c..
Motivi della decisione
L’individuazione giuridica della natura dell’atto di acquisto dell’autovettura FIAT PANDA, tg. (…),
pagata con denaro dall’attrice F.A., ed intestata alla convenuta C.L., rientra inequivocabilmente nella
donazione.
Donazione che è il contratto con il quale una parte, per spirito di liberalità, arricchisce l’altra parte
disponendo a favore di questa di un suo diritto o assumendo un’obbligazione.
Dal genere donazione, la cui modalità di stipula necessita ad substantiam la forma scritta per atto
pubblico, derivano le donazioni specifiche: quella rimuneratoria ex art. 770 cod. civ.; le donazioni di
modico valore ex art. 783 cod. civ.; le donazioni in favore di nascituri (art. 784 cod. civ.) e quelle in
riguardo di matrimonio (art. 785 cod. civ.). Deriva, altresì, la donazione modale di cui all’art. 793
cod. civ., ed infine quella definita dalla giurisprudenza quale “donazione indiretta”, cioè l’acquisto
di un bene da parte del donatario il cui prezzo, in tutto o in parte, è stato pagato con denaro proprio
– erogato direttamente al venditore ovvero consegnato al donatario – del soggetto donante.
La disciplina della donazione, pertanto, seppur univoca e generalizzata, varia in relazione alla
tipologia di donazione effettuata.
Ecco che, quindi, anche nel caso oggi all’attenzione di questo Tribunale, appare necessario
individuare la tipologia specifica della donazione, dei termini e dei limiti della prestazione a carico
dell’una o dell’altra parte.
Indiscutibile il fatto che nel caso specifico, ci si trovi innanzi ad una “donazione indiretta”, per come
prospettato ed eccepito da parte convenuta, che diversamente dalla “donazione diretta” non
soggiace affatto alla sussistenza obbligatoria della forma scritta per atto pubblico.
E’ infatti insegnamento della Suprema Corte quello per cui: “Per la validità delle donazioni indirette,
cioè di quelle liberalità realizzate ponendo in essere un negozio tipico diverso da quello previsto
dall’art. 782 cod. civ., non è richiesta la formadell’atto pubblico, essendo sufficiente l’osservanza delle
forme prescritte per il negozio tipico utilizzato per realizzare lo scopo di liberalità, dato che l’art. 809
cod. civ., nello stabilire le norme sulle donazioni applicabili agli altri atti di liberalità realizzati con
negozi diversi da quelli previsti dall’art. 769 cod. civ., non richiama l’art. 782 cod. civ., che prescrive
l’atto pubblico per la donazione”(Cass. n.14197/2013).
Tale donazione, però, non esclude affatto che la stessa possa essere gravata di un onere per come
previsto dall’art. 793 cod. civ. che è negozio giuridico diverso da quello identificato quale contratto
di vitalizio assistenziale o vitalizio improprio, caratterizzato dall’alea quale elemento necessario
costituita dall’incertezza obiettiva iniziale circa la durata di vita del beneficiario ed il conseguente
valore della prestazione a carico del donatario.
La donazione modale, infatti, prevede la sussistenza di uno specifico onere cui il donatario è tenuto
ad adempiere nei limiti del valore del medesimo bene donato.
Donazione modale che, come detto, non esclude affatto la sua previsione nell’alveo delle donazioni
indirette.
“In tema di attribuzioni patrimoniali a titolo gratuito, lo spirito di liberalità e perfettamente
compatibile con l’imposizione di un peso al beneficato, se tale peso non assume carattere di
corrispettivo, ma costituisce, invece, una modalità del beneficio, ossia una mera limitazione del
beneficio mediante riduzione del valore attribuito al destinatario della liberalità”(Cass. n.748/1972).
A prescindere, pertanto, dalla sua identificazione specifica (donazione diretta o indiretta) il quella
modale di cui all’art. 793 cod. civ. il donatario non è tenuto a fornire la propria prestazione allorché
la stessa abbia superato il valore della donazione ricevuta.
Di contro, va stigmatizzato, ove necessario, che è specifico onere gravante sul donante/attore fornire
la prova della misura complessiva della prestazione dovuta dal donatario. Ciò, per come sancito
dalla Suprema Corte allorché ha statuito: “In caso di donazione gravata da un onere modale che si
concreti in una prestazione vitalizia di assistenza in favore del donante, spetta a costui, se agisca
perl’adempimento dell’onere, provare la misura complessiva della prestazione dovuta dal
donatario, contenuta, ai sensi dell’art. 793, comma 2, c.c., nei limiti del valore del bene donato; il
donatario può limitarsi a sostenere di avere già esattamente adempiuto l’onere, in quanto l’assistenza
prestata superava il valore del bene ricevuto in donazione”(Cassazione civile, sez. II, 26/01/2000, n.
865).
Orbene, nel caso di specie, sono emersi tutti gli elementi necessari alla identificazione del negozio
giuridico concluso tra l’attrice ed i convenuti, quale donazione indiretta modale.
E’ infatti emerso che l’autovettura FIAT PANDA, tg. (…), quale “regalo” (circostanza inequivoca per
come confermato sia dalle parti che dai testimoni escussi), è stata acquistata con denaro proprio
dell’attrice per complessivi € 12.200,00. Importo questo costituente il limite della prestazione dovuta
dal beneficato che, non avendo affatto contestato il rapporto di assistenza con la F.G. – sorella
dell’attrice, non può affatto trincerarsi, al fine di paralizzare il diritto e le domande spiegate
dall’attrice, dietro la mera circostanza della non necessarietà dell’acquisto dell’autovettura, giacché
proprietari rispettivamente di altri due veicoli.
E’ parimenti emerso che solo dopo circa tre mesi dall’acquisto dell’autovettura predetta, il rapporto
di assistenza in favore della F.G., sorella dell’attrice F.A., da parte di ambedue i convenuti C.L. e
A.A., si è interrotto e gli stessi, quindi, non hanno adempiuto all’onere imposto alla donazione
indiretta ricevuta.
In tale frangente, in caso e nell’ipotesi di donazione modale (diretta o indiretta che sia) i donatari
risultano gravati dell’onere posto a loro carico di provare la sussistenza di una causa esimente
dell’imputabilità dell’inadempimento per l’intero periodo di sussistenza in vita del beneficiario.
Sul punto, la Suprema Corte è granitica nello statuire che “Nel giudizio di risoluzione della
donazione per inadempimento dell’onere è il donatario-debitore che deve provare la causa non
imputabile dell’inadempimento, mentre il donante-creditore è tenuto unicamente ad allegare ed
indicare l’inadempimento deldonatario. Nel caso di onere di assistere moralmente e materialmente
il donante, l’allontanamento dalla casa di quest’ultimo non determina di per sé una causa non
imputabile ai fini dell’accertamento della impossibilità della prestazione che estingue l’obbligazione,
occorrendo anche la prova della diligenza impiegata in concreto per evitare che sorgesse l’ostacolo
all’adempimento”(Cassazione civile, sez. VI, 17/09/2013, n. 21208).
Nel caso di specie, indubbiamente, sussistono tutti i presupposti per l’accoglimento della domanda
principale spiegata dall’attrice in ordine all’inadempimento da parte dei convenuti all’onere sugli
stessi gravanti in forza della donazione ricevuta.
L’attrice, infatti, ha fornito prova dell’avvenuta donazione modale in favore dei beneficati e l’onere
sugli stessi gravanti; i convenuti, genericamente, hanno eccepito solamente la superfluità
dell’acquisto della nuova autovettura al fine del trasporto della F.G., ma non hanno fornito alcuna
prova in ordine all’adempimento dell’onere sugli stessi gravanti ovvero che il valore della loro
prestazione avesse già superato il valore della donazione medesima.
Valore che, stante la brevità del tempo intercorso tra l’acquisto dell’autovettura e l’inadempimento
posto in essere dai convenuti, non è stato sicuramente superato. Anzi, seppur equitativamente ex
art. 1226 cod. civ., può con certezza affermarsi che a fronte di una donazione del valore di € 12.200,00,
i beneficati hanno adempiuto all’onere sugli stessi gravanti per un valore non superiore ad € 2.200,00.
Inevitabile, allora, appare il dovere degli stessi di restituire il residuo valore del bene ricevuto con
donazione modale pari ad € 10.000,00.
Stante, pertanto, tutti i presupposti di fatto e di diritto, non può non accogliersi la domanda di
risoluzione della donazione indiretta modale, per come spiegata dall’attrice, per inadempimento
imputabile ai convenuti.
Non può trovare accoglimento, poi, l’eccezione di carenza di legittimazione passiva sollevata dal
convenuto A.A. poiché lo stesso, per espressa ammissione confessoria fatta in seno alla comparsa di
costituzione e risposta, aveva parimenti assunto l’obbligazione di assistere la F.G., sorella dell’attrice,
e parimenti ha interrotto tale assistenza dopo solo circa tre mesi dall’acquisto dell’autovettura
oggetto della donazione.
Alla soccombenza segue anche quella alle spese di lite che si liquidano in complessivi € 2.831,00, di
cui € 331,00 per spese, oltre rimborso spese generali 15%, IVA e CPA come per lege.
P.Q.M.
il G.O.T. del Tribunale di Sciacca, definitivamente pronunciando, respinta ogni contraria istanza,
eccezione e difesa,
– Dichiara la risoluzione, per inadempimento imputabile ai convenuti C.L. e A.A., della donazione
indiretta modale conclusa tra le parti, avente ad oggetto l’acquisto dell’autovettura FIAT PANDA,
tg. (…) al fine del trasporto della F.G., sorella dell’attrice F.A.;
– Condanna i convenuti C.L. e A.A., in solido tra loro, alla restituzione del residuo valore del bene
donato pari ad €10.000,00, oltre interessi legali dalla pubblicazione della presente sentenza al
soddisfo;
– Condanna i convenuti C.L. e A.A., in solido tra loro, alla refusione delle spese di lite che si liquidano
in complessivi € 2.831,00, di cui € 331,00 per spese, oltre rimborso spese generali 15%, IVA e CPA
come per lege.
Conclusione
Così deciso in Sciacca il 1 marzo 2022.
Depositata in Cancelleria il 1 marzo 2022