Sussidiaria l’obbligazione alimentare degli ascendenti.

Cass. I Sez., ord. 31 marzo 2022, n. 10450
Presidente Genovese – Relatore Caiazzo
Rilevato in fatto che:
Con sentenza del 25.10.13 il Tribunale di Salerno rigettò la domanda di G.A. di
revoca dell’assegno ex art. 148 c.c., per Euro 206,58 riconosciuto a favore di
due nipoti, cui era stato onerato come genitore del figlio defunto G. , con
ordinanza presidenziale del 1999, rilevando che il prospettato mutamento delle
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condizioni dell’obbligato non fosse tale da far venir meno l’obbligo a suo carico
perché i due nipoti beneficiari, sebbene maggiorenni, non avevano ancora
raggiunto l’autonomia economica e non potevano essere sostenuti dalla sola
madre, F.C. , la quale era titolare di un reddito modesto che, al 2011,
ammontava a Euro 6097,00 derivante da rapporto di lavoro dipendente,
gravando sulla stessa anche il pagamento della somma mensile di Euro 250,00
per il canone locatizio dell’abitazione occupata dai figli per motivi di studio; il
ricorrente coobbligato disponeva invece di reddito di Euro 13.981,00 annui, per
il 2011, e rendite di proprietà (avendo anche dismesso alcune proprietà dopo
l’insorgenza dell’obbligo di mantenimento), mentre le sue condizioni di salute
non avrebbero potuto esimerlo dall’obbligo stesso. Il giudice rigettò anche la
domanda riconvenzionale della F.
G.A. ricorre in cassazione con unico motivo, illustrato con memoria. Non si è
costituita l’intimata.
Ritenuto in diritto che:
L’unico motivo denunzia violazione degli artt. 147, 148 e 1362 c.c., in quanto:
la Corte d’appello non aveva correttamente distinto tra alimenti e
mantenimento, dato che i nonni sono tenuti a versare i soli alimenti; l’obbligo di
mantenimento grava sui nonni in via sussidiaria rispetto ai genitori per la parte
in cui quest’ultimi non vi possano provvedere (al riguardo, s’assume che i due
nipoti avevano raggiunto una maturità psicofisica tale da poter provvedere
autonomamente al proprio fabbisogno); il reddito da pensione del ricorrente
ammontava a Euro 700,00 mensile, appena sufficiente a soddisfare le proprie
esigenze di vita, mentre gli altri redditi riguardavano i fabbricati; l’obbligo in
questione non sussisteva in quanto la madre dei beneficiari disponeva di redditi
idonei a far fronte al relativo mantenimento, sulla base degli accertamenti
tributari da cui s’evinceva, inoltre, l’accredito alla F. , su conto economico
cointestato con altra persona, della somma di Euro 770,00 per
stipendio/pensione.
Il motivo è fondato. Secondo consolidata giurisprudenza di questa Corte,
l’obbligo di mantenimento dei figli minori ex art. 148 c.c., spetta primariamente
e integralmente ai loro genitori sicché, se uno dei due non possa o non voglia
adempiere al proprio dovere, l’altro, nel preminente interesse dei figli, deve far
fronte per intero alle loro esigenze con tutte le sue sostanze patrimoniali e
sfruttando tutta la propria capacità di lavoro, salva la possibilità di convenire in
giudizio l’inadempiente per ottenere un contributo proporzionale alle condizioni
economiche globali di costui; pertanto l’obbligo degli ascendenti di fornire ai
genitori i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti
dei figli – che investe contemporaneamente tutti gli ascendenti di pari grado di
entrambi i genitori – va inteso non solo nel senso che l’obbligazione degli
ascendenti è subordinata e, quindi, sussidiaria rispetto a quella, primaria, dei
genitori, ma anche nel senso che agli ascendenti non ci si possa rivolgere per un
aiuto economico per il solo fatto che uno dei due genitori non dia il proprio

contributo al mantenimento dei figli, se l’altro genitore è in grado di mantenerli;
così come il diritto agli alimenti ex art. 433 c.c., legato alla prova dello stato di
bisogno e dell’impossibilità di reperire attività lavorativa, sorge solo qualora i
genitori non siano in grado di adempiere al loro diretto e personale obbligo
(Cass., n. 20509/10; n. 10419/18).
Nel caso concreto, il ricorrente censura la sentenza impugnata sulla ritenuta
doverosità del suo contributo al mantenimento dei due nipoti in ordine a due
punti: la mancanza di autonomia reddituale patrimoniale dei nipoti maggiorenni
e l’insufficienza del contributo della loro madre.
Circa il primo punto, dagli atti si evince che l’ordinanza che riconosceva il diritto
dei nipoti a percepire l’assegno di mantenimento dal nonno risale al 1999; i due
discendenti sono maggiorenni, nati rispettivamente nel 1991 e 1993. Al
riguardo, va osservato che secondo la consolidata giurisprudenza di questa
Corte, ai fini del riconoscimento dell’obbligo di mantenimento dei figli
maggiorenni non indipendenti economicamente, ovvero del diritto
all’assegnazione della casa coniugale, il giudice di merito è tenuto a valutare,
con prudente apprezzamento, caso per caso e con criteri di rigore
proporzionalmente crescenti in rapporto all’età dei beneficiari, le circostanze che
giustificano il permanere del suddetto obbligo o l’assegnazione dell’immobile,
fermo restando che tale obbligo non può essere protratto oltre ragionevoli limiti
di tempo e di misura, poiché il diritto del figlio si giustifica nei limiti del
perseguimento di un progetto educativo e di un percorso di formazione, nel
rispetto delle sue capacità, inclinazioni e (purché compatibili con le condizioni
economiche dei genitori) aspirazioni (Cass., n. 17183/20; n. 38336/21).
Nella fattispecie, premesso che la richiamata giurisprudenza può analogicamente
applicarsi anche all’obbligo di mantenimento nei confronti degli ulteriori
discendenti diretti (quali, appunti, i nipoti come nella specie), il ricorrente ha
censurato la sentenza della Corte d’appello nella parte in cui non avrebbe tenuto
conto del fatto che i due nipoti in questione erano ormai più che adulti, avendo
altresì raggiunto una loro maturità psico-fisica. Ora, se è vero che il ricorrente
non ha allegato di aver dimostrato l’autonomia economica o reddituale dei
discendenti, è altresì vero che quest’ultimi sono adulti di oltre trenta anni d’età
di cui, in realtà, nulla si sa sulla base degli atti di causa.
Premesso ciò, il collegio ritiene che debba essere valorizzato il profilo del lungo
periodo temporale decorso dall’ordinanza che accertò il diritto al mantenimento
all’attualità (circa 13 anni), anche alla luce della rilevante novità legislativa nelle
more sopravvenuta in ordine al c.d. “reddito di cittadinanza”, introdotta dal D.L.
n. 4 del 2019, che consiste, come noto, nell’erogazione di somme di denaro
mensili quale misura di politica attiva del lavoro e di contrasto alla povertà, alla
diseguaglianza e all’esclusione sociale, ad integrazione dei redditi familiari. Al
riguardo, l’esiguità del reddito della madre dei due beneficiari lascia presumere
la sussistenza dei presupposti dell’erogazione del “reddito di cittadinanza”.
Pertanto, l’età dei beneficiari del mantenimento, il lungo tempo decorso dal
riconoscimento del diritto, e la concreta possibilità normativa di accedere alla
suddetta misura di sostegno sociale, inducono a ritenere che la Corte territoriale
non abbia correttamente valutato, nel loro insieme e nella complessità del
quadro normativo, i presupposti dell’obbligo di mantenere i due nipoti del
ricorrente.
Per quanto esposto, la sentenza impugnata va cassata, con rinvio alla Corte di
appello di Salerno, anche in ordine alle spese del grado di legittimità.
P.Q.M.
La Corte accoglie il ricorso, cassa l’impugnata sentenza e rinvia alla Corte
d’Appello di Salerno, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di
legittimità.
Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento, siano omesse le
generalità e gli altri dati identificativi delle parti e dei soggetti in esso menzionati,
a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.