Reclamo avverso l’Ordinanza presidenziale per vizi evidenti.

Corte d’Appello di Torino 22 febbraio 2022

CORTE D’APPELLO DI TORINO
Sezione Famiglia
La Corte, riunita in camera di consiglio nelle persone dei Signori Magistrati
Dott. Enrico Della Fina Presidente
Dott. Carmen Rita Mecca Consigliere
Dott. Carmela Mascarello Consigliere Rel.
Letto il reclamo rgv 550-2021 ex artt. 708 co. 4° c.p.c. e 4 co. 2° L. 8.2.2006 n. 54 avverso
l’ordinanza presidenziale emessa il 9-14 settembre 2021 dal Presidente del Tribunale di CUNEO nel
giudizio per separazione giudiziale tra coniugi
reclamo proposto da
TIZIO residente in …… rappresentato e difeso dagli avv. …………… con studio in ……..
PARTE RECLAMANTE
nei confronti di
CAIA rappresentata e difesa dall’avv. Luisa Scotta del foro di Cuneo con studio
in Scarnafigi
PARTE RECLAMATA
Viste le argomentazioni contenute nei rispettivi atti difensivi.
Preso atto che il P.G. Carlo Maria Pellicano non ha rassegnato conclusioni
Pronunzia il seguente
DECRETO
Nell’ ordinanza impugnata il Presidente del Tribunale di Cuneo, ha autorizzato i coniugi a
vivere separati e ha posto a carico del signor TIZIO un assegno di mantenimento per la moglie
signora CAIA che ha quantificato in euro 500 mensili oltre rivalutazione annuale secondo gli
indici Istat.
L’ordinanza presidenziale nella motivazione evidenziava che il reddito del marito, di oltre 2.000
euro mensili, era superiore a quello percepito dalla moglie pari a euro 1500
mensili. Inoltre la situazione appariva sperequata a favore del marito il quale disponeva di
un’abitazione concessagli a titolo gratuito dalla sua famiglia mentre la signora CAIA aveva dovuto
prendere in locazione un alloggio al canone di 480 euro mensili.
La determinazione dell’entità dell’assegno di mantenimento teneva altresì conto della breve
durata del matrimonio pari a due anni.
Con il reclamo iscritto il 5 novembre 2021 a fronte di un’ordinanza non notificata, il signor
TIZIO impugnava l’ordinanza asserendo che il Presidente nell’ordinanza impugnata non aveva
tenuto conto dell’effettivo stipendio percepito dalla moglie che con la tredicesima e la
quattordicesima mensilità arrivava a percepire in media1915,53 euro al mese (il Cud 2020
evidenziava infatti un reddito annuo netto pari a 22.986,38).
Il signor TIZIO precisava di essere socio in un’azienda famigliare ricomprendente una cascina e
numerosi terreni che appartenevano per due terzi ai suoi genitori e per un terzo al reclamante.
Quest’ultimo affermava che il proprio reddito mensile netto era pari a 2.000,00/2.200 euro al
mese.
Ammetteva di vivere in un alloggio di proprietà dei genitori e produceva con il reclamo un
documento dal quale risultava che questi ultimi glielo avevano chiesto in restituzione.
Allegava che la moglie aveva preso in affitto un alloggio ad un canone superiore a quello medio
della zona.
Esponeva inoltre che la moglie aveva risparmi per 50.000 euro e che aveva dato in prestito
10.000 euro a suo fratello.
Sottolineava che il tenore di vita durante la vita matrimoniale era stato modesto. Concludeva
quindi chiedendo la revoca dell’assegno di mantenimento per la moglie o, in subordine, la
riduzione di tale assegno.
Si è costituita in giudizio la signora CAIA la quale ha esposto di svolgere la mansione di
impiegata presso un notaio a Saluzzo ed ha affermato di avere percepito nel 2020 un reddito di circa
20.000 euro al netto delle imposte, al quale doveva aggiungersi la somma netta di 730 euro per il
periodo di cassa integrazione durante il lockdown.
Evidenziava che dal doc. 12 (visura camerale) prodotto in sede di udienza presidenziale,
risultava che il TIZIO era titolare di un’impresa individuale con 5 dipendenti. Il TIZIO, peraltro,
non aveva fornito alcuna prova dell’esistenza di un’impresa famigliare e aveva dichiarato di
sostenere da solo il pagamento degli affitti e di tutti i costi dei finanziamenti tanto che versava circa 6200 euro mensili per rate di finanziamenti.
Egli era titolare di un’impresa agricola ben avviata, era proprietario di una BMW X3 ed aveva
contratto una locazione finanziaria per l’acquisto di un’autovettura Alfa Romeo Stelvio.
Era inoltre proprietario di numerosi terreni in Barge e Saluzzo.
La signora CAIA asseriva per contro di non essere proprietaria di immobili e di essere stata
costretta a prendere in locazione un appartamento.
Precisava che la somma di 50.000 euro sul conto bancario le derivava per 10.000 euro da
risparmi e per 40.000 euro da un mutuo.
Concludeva quindi per la reiezione del reclamo con vittoria di spese. Il
reclamo è infondato e deve essere rigettato.
Va premesso che lo strumento del reclamo avverso il provvedimento provvisorio del
Presidente del Tribunale in sede di giudizio di separazione ha lo scopo di ottenere il riesame
della valutazione effettuata in un contesto di sommarietà dell’indagine e di incompleta conoscenza
dei fatti sulla base degli elementi forniti dalle parti al primo giudice.
Poiché la causa prosegue in primo grado ove deve iniziare l’istruttoria e poiché in sede di
udienza presidenziale vengono pronunciati provvedimenti temporanei e urgenti, dunque da valere
rebus sic stantibus, detta impugnazione è finalizzata alla censura di evidenti vizi di motivazione
ovvero di illogicità o contraddizioni nel ragionamento del primo giudice o mancata valutazione di
circostanze di fatto già rilevanti e già acquisite agli atti.
Nel caso di specie, le disposizioni impartite dal Presidente in ordine alla previsione di un
assegno di mantenimento a favore della moglie appaiono in linea con la situazione economica e
reddituale delle parti quale risultante allo stato degli atti e fermo restando che, nel caso in esame,
saranno necessari ulteriori approfondimenti istruttori nel giudizio di merito.
In primo luogo dall’esame delle certificazioni uniche dei redditi anni 2018 e 2019 della signora
CAIA risulta che il suo reddito medio netto mensile su dodici mensilità è di circa 1920 euro.
Più difficile risulta allo stato degli atti determinare il reddito del coniuge signor TIZIO. Egli
infatti risulta titolare di un’impresa individuale con sede in Saluzzo ……………, avente ad oggetto
attività agricola di colture frutticole e cerealicole con 5 dipendenti (cfr visura camerale in atti).
Inoltre dall’esame della dichiarazione dei redditi in atti del periodo di imposta 2017 risulta proprietario esclusivo di ben 22 terreni circostanza che
depone per un’impresa agricola di medie dimensioni.
E’ evidente che il reddito derivante dall’attività di imprenditore può essere variabile e che le
dichiarazioni dei redditi spesso non riflettono pienamente la reale situazione finanziaria e
patrimoniale dell’impresa.
Solo un’istruttoria più approfondita potrà accertare il reddito e il patrimonio di cui è titolare il
signor TIZIO dovendosi pur tuttavia darsi atto fin da ora che egli ha dichiarato avanti al Presidente
di percepire 2.000/2.200 euro mensili netti e di far fronte al pagamento di rate di mutuo, imposte,
stipendi per 260.000 euro annui.
Sotto il profilo della situazione abitativa il signor TIZIO, peraltro, è favorito perché è rimasto a
vivere nella casa ex familiare di proprietà dei genitori. La richiesta di restituzione dell’immobile da
parte dei genitori è un documento prodotto solo in grado di appello e quindi deve ritenersi
inammissibile perché nuovo.
La signora CAIA, invece, ha dovuto prendere in locazione un appartamento e paga un canone
mensile che, allo stato e salvo ulteriori accertamenti, non può ritenersi eccessivamente elevato ( 480
euro mensili cfr. doc. 21).
Ne consegue che sussiste allo stato una sperequazione reddituale tra le parti che non consente
alla signora CAIA di mantenere il medesimo tenore di vita goduto durante il matrimonio da ritenersi
elevato tenuto conto dei redditi percepiti dal coniuge e del patrimonio di cui quest’ultimo è titolare.
Ella infatti, una volta pagato il canone di locazione, verrebbe ad avere a disposizione circa
1.400 euro mensili. Inoltre la medesima non risulta avere altre fonti di reddito né risulta
proprietaria di beni immobili.
Il signor TIZIO per contro, secondo quanto da lui dichiarato, percepirebbe circa 2.200 euro
mensili anche se tale somma non risulta in linea né con il numero dei dipendenti dichiarati (5) né
con l’ammontare dei finanziamenti contratti e delle spese pagate.
La durata del matrimonio è stata breve ma non trascurabile (due anni) e quindi tale da far
scattare gli obblighi di solidarietà familiare che sono alla base della previsione di un assegno di
mantenimento a favore della moglie pari a 500 euro mensili.
Ne consegue che la previsione allo stato di un assegno di mantenimento a carico del marito
appare equa e, di conseguenza, il reclamo deve essere rigettato.
Le spese di lite seguono il criterio della soccombenza e sono a carico
del reclamante nella misura liquidata in dispositivo secondo i parametri
medi della volontaria giurisdizione(valore della causa ex art. 13 cpc pari a
12.000 euro).
P.Q.M.
LA CORTE D’APPELLO DI TORINO
Sezione Minorenni
– Famiglia
Visti gli att. 708, 739 c.p.c. e 4 L. 54/2006,
rigetta il reclamo proposto da TIZIO contro CAIA nei confronti
dell’ordinanza del Presidente del Tribunale di Cuneo che conferma.
Condanna TIZIO a rifondere le spese della presente fase alla signora
CAIA che liquida in euro 1.350 oltre rimborso forfettario spese generali
15%, iva e cpa.