Sulla scelta della scuola il minore deve essere ascoltato.

Corte di Cassazione, sez. I Civile, ordinanza 4 febbraio – 17 aprile 2019, n. 10776
Presidente Valitutti – Relatore Parise
Fatti di causa
1. Con decreto emesso ai sensi dell’art. 337 bis c.c. del 1/12 giugno 2017, il Tribunale di Vicenza
accoglieva parzialmente le istanze di B.V. nei confronti di Z.A. e per l’effetto disponeva l’affidamento
condiviso dei due figli minori con collocamento prevalente presso la madre e regolamentazione dei
contatti con il padre, imponendo a quest’ultimo il contributo mensile di mantenimento di Euro 150 per
ciascun figlio annualmente rivalutabili in base agli indici Istat, oltre al 50% delle spese straordinarie. Il
Tribunale accoglieva altresì l’istanza materna di iscrizione del figlio N. alla scuola secondaria del Comune
di residenza ((omissis) ).
2. Il reclamo proposto da Z.A. è stato rigettato dalla Corte di appello di Venezia, con decreto del 9-10-
2017, depositato in data 27-2-2018 e comunicato dalla cancelleria a mezzo pec in data 13-3-2018. La
Corte territoriale ha confermato in ogni sua parte il decreto impugnato, che ha integrato con l’espressa
autorizzazione alla madre di avvalersi del sostegno psicoterapico dei servizi sociali territoriali a favore di
entrambi i figli. La Corte d’appello, acquisita in data 21-9-2017 la relazione sociale di aggiornamento, ha
condiviso le valutazioni espresse dal Tribunale di Vicenza con riferimento all’autorizzazione all’iscrizione
scolastica del figlio minore N. , infradodicenne, presso la scuola media statale più vicina alla casa della
madre. Ha rilevato, da un lato, che era così consentito al minore di farsi nuovi amici e coltivare anche i
suoi interessi musicali e, dall’altro, ha evidenziato, pur dando atto dei progressi raggiunti nei rapporti tra
padre e figli; la persistenza di carenze correlate sia alla mancata elaborazione delle vicende pregresse,
sfociate, nei confronti dello Z. , in provvedimento cautelare di allontanamento e nel processo penale
concluso con patteggiamento, sia al rifiuto persistente del padre di avviare un percorso di valutazione
psicologica e di provvedere al mantenimento della prole, per la parte di sua spettanza. Con riferimento
all’istanza del reclamante Z. di riduzione del contributo di mantenimento, la Corte veneziana ha ritenuto
non insostenibile la misura del suddetto contributo fissata dal Tribunale e qualificata minima (Euro 150
per ciascuno dei due figli), considerando che il ricorrente aveva un lavoro stabile e competenze tali da
consentirgli di incrementare il proprio reddito, mentre non erano state documentate e dimostrate la
causale e la durata del finanziamento (rate di circa Euro 150 mensili), opposto dallo Z. a sostegno delle
addotte difficoltà a sostenere il contributo e le spese poste a suo carico.
3. Avverso questo decreto ricorre ai sensi dell’art. 111 Cost. Z.A. , affidandosi a quattro motivi, resistiti
con controricorso da B.V. . Non ha presentato conclusioni scritte la Procura Generale. Le parti non hanno
depositato memorie.
Ragioni della decisione
1. Con il primo motivo il ricorrente Z.A. , sulla premessa dell’impugnabilità del decreto della Corte
d’appello di Venezia ai sensi dell’art. 111 Cost., stante la decisorietà e definitività di detto provvedimento,
denuncia la violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 2, con riferimento agli artt. 3, 21 e 111 Cost.,
all’art. 12 Convenzione di New York del 20-11-1989, all’art. 6 Convenzione di Strasburgo del 25-1-1996 e
all’art. 23 regolamento CE n. 2001/2003, per l’omessa audizione del minore N. in ordine alla scelta della
scuola media da frequentare. Il minore, all’epoca di 11 anni, anche in allora era dotato di sufficiente
discernimento ed aveva manifestato agli assistenti sociali, come risultava dalle relazioni depositate agli
atti, la volontà di frequentare la scuola media nello stesso Comune ((omissis) ) ove aveva terminato le
scuole elementari. Rileva il ricorrente di aver avanzato, in subordine, richiesta di iscrivere il bambino alla
scuola media di (omissis) , prospettando così una soluzione di compromesso tra i desideri di N. e le
esigenze della madre. Lamenta lo Z. che la Corte d’appello di Venezia abbia disatteso l’istanza di
audizione diretta del minore senza fornire spiegazione di tale decisione. Formula il ricorrente il quesito di
diritto consistente “nel richiedere l’accertamento circa il fatto che il mancato ascolto nel procedimento
dinanzi alla Corte d’appello del minore e comunque il mancato accertamento della capacità di
discernimento di quest’ultimo ai fini dell’ascolto, non avendo ancora compiuto i 12 anni, possa essere
considerato violazione del principio dell’ascolto introdotto nell’ordinamento dalle Convenzioni
Internazionali”.
2. Con il secondo motivo il ricorrente, denunciando la violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5,
censura il decreto impugnato per omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto
decisivo della controversia, con riferimento alla mancata audizione diretta del minore, non avvenuta in
primo grado. Ad avviso del ricorrente in modo contraddittorio la Corte d’appello ha valorizzato che la
questione della scelta della scuola fosse stata censurata con il reclamo solo per il minore N. , e non anche
per la figlia S. . Rileva che la situazione dei due minori era diversa in quanto S. aveva da sempre vissuto
con la madre a (omissis) ed invece N. aveva vissuto a lungo con il padre a (omissis) , frequentando la
scuola elementare di (omissis) . Solo l’audizione diretta del minore avrebbe potuto consentire
l’accertamento delle reali aspettative del figlio N. e di valutarne la reale capacità di discernimento.
Secondo la prospettazione dello Z. , la Corte d’appello non ha fornito motivazione sulla mancata
audizione del minore, mentre si tratta di un punto decisivo, in relazione alla scelta della scuola, da
valutarsi nell’interesse del figlio N. per garantire allo stesso una situazione di stabilità.
3. Con il terzo motivo il ricorrente, denunciando la violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, censura
il decreto impugnato per omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della
controversia, con riferimento alla scelta della scuola media da frequentarsi da parte del minore N. .
Assume che la motivazione del decreto impugnato sul punto sia prevalentemente un integrale richiamo al
provvedimento di primo grado, senza effettiva specificazione delle ragioni della scelta suddetta, atteso
che la Corte d’appello si è limitata ad evidenziare, ad avviso del ricorrente in modo carente e
contraddittorio, la valutazione negativa della condotta del padre.
4. Con il quarto motivo il ricorrente, denunciando la violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5,
censura il decreto impugnato con riferimento “al rigetto della richiesta di mantenimento diretto a carico
dei genitori o quantomeno di riduzione dell’assegno di mantenimento a suo carico o in subordine di
collocamento alternato”. Ad avviso dello Z. anche in ordine a tali richieste la Corte d’appello si è limitata
genericamente a fare riferimento alla stabilità del suo lavoro ed alle sue competenze, senza esaminare le
condizioni economiche della B. , che poteva contare sull’appoggio dei suoi genitori e non sosteneva le
spese di locazione dell’abitazione, pagate dal ricorrente. Neppure la Corte veneziana ha preso in
considerazione le richieste svolte in via subordinata.
5. Preliminarmente deve esaminarsi l’eccezione, formulata nel controricorso, di inammissibilità del
ricorso, che è stato proposto ai sensi dell’art. 111 Cost. avverso il decreto emesso dalla Corte d’appello in
sede di reclamo a norma degli artt. 719 e 719 c.p.c..
L’eccezione è priva di fondamento.
Questa Corte ha ripetutamente chiarito che il decreto pronunciato dalla Corte d’appello in sede di reclamo
avverso il provvedimento del Tribunale in materia di modifica delle condizioni della separazione personale
concernenti l’affidamento dei figli ed il rapporto con essi, ovvero la revisione delle condizioni inerenti ai
rapporti patrimoniali fra i coniugi ed al mantenimento della prole, ha carattere decisorio e definitivo, ed è
pertanto ricorribile per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. (v. Cass., sent. n. 23673 e n. 18627 del
2006; Cass. n. 11218 del 2013 e n. 28998 del 2018).
6. Sempre in via preliminare, ugualmente infondata è l’eccezione, sollevata dalla resistente, di
inammissibilità del ricorso per l’errato richiamo dell’art. 360 c.p.c., n. 2 e per l’errata proposizione, con il
primo motivo, del quesito di diritto.
L’indicazione delle norme di legge che si assumono violate non costituisce, infatti, un requisito autonomo
ed imprescindibile del ricorso, ma è solo funzionale a chiarirne il contenuto e a identificare i limiti della
censura formulata, sicché la relativa omissione può comportare l’inammissibilità della singola doglianza
solo nel caso, qui non ricorrente, in cui gli argomenti addotti non consentano di individuare le norme e i
principi di diritto asseritamente trasgrediti, e di delimitare le questioni sollevate (così Cass. n. 18140 del
2018; Cass. n. 21819 del 2017; n. 25044 del 2013).
Riguardo al secondo profilo di inammissibilità prospettato, è noto che l’art. 366 bis c.p.c., introdotto dal
D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, art. 6, e contenente la previsione della formulazione del quesito di diritto,
come condizione di ammissibilità del ricorso per cassazione, si applica ratione temporis ai ricorsi proposti
avverso sentenze e provvedimenti pubblicati a decorrere dal 2 marzo 2006 (data di entrata in vigore del
2
menzionato decreto) e fino al 4 luglio 2009, data dalla quale opera la successiva abrogazione della
norma, disposta dalla L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 47. La giurisprudenza di questa Corte ha tuttavia
precisato che non è inammissibile il ricorso per cassazione i cui motivi siano stati illustrati con la
formulazione dei quesiti di diritto, ai sensi dell’abrogato art. 366-bis c.p.c., seppur non richiesti dalla
norma processuale applicabile ratione temporis, secondo la disciplina transitoria dettata dall’art. 58,
comma 5, della L. 18 giugno 2009, n. 69, per essere stata la sentenza impugnata pubblicata
successivamente all’entrata in vigore di tale legge. In particolare, esclusa qualsivoglia invalidità espressa,
anche la nullità a rilevanza variabile, prevista dall’art. 156 c.p.c., comma 2, in relazione al difetto dei
requisiti formali indispensabili per il raggiungimento dello scopo, non è configurabile nel caso, come nella
specie scrutinata, in cui l’atto, munito del contenuto prescritto dalla legge, contenga altresì elementi
sovrabbondanti, ma privi di riflesso negativo su quelli essenziali (così Cass. n. 16122 del 2012 e Cass. n.
24597 del 2014).
7. I primi tre motivi, da esaminarsi congiuntamente per la loro connessione, sono fondati.
La giurisprudenza di questa Corte ha ripetutamente affermato che l’audizione dei minori, già prevista
nell’art. 12 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo, è divenuta un adempimento necessario
nelle procedure giudiziarie che li riguardino ed, in particolare, in quelle relative al loro affidamento ai
genitori, ai sensi dell’art. 6 della Convenzione di Strasburgo del 25 gennaio 1996, ratificata con la L. n. 77
del 2003, nonché dell’art. 315-bis c.c. (introdotto dalla L. n. 219 del 2012) e degli artt. 336-bis e 337-
octies c.c. (inseriti dal D.Lgs. n. 154 del 2013, che ha altresì abrogato l’art. 155-sexies c.c.).
Ne consegue che l’ascolto del minore di almeno dodici anni, e anche di età minore ove capace di
discernimento, costituisce una modalità, tra le più rilevanti, di riconoscimento del suo diritto
fondamentale ad essere informato e ad esprimere le proprie opinioni nei procedimenti che lo riguardano,
nonché elemento di primaria importanza nella valutazione del suo interesse, salvo che il giudice non
ritenga, con specifica e circostanziata motivazione, l’esame manifestamente superfluo o in contrasto con
l’interesse del minore (tra le tante Cass. n. 6129 del 2015; Cass. n. 19327 del 2015; Cass. S.U. n. 22238
del 2009).
Inoltre secondo l’orientamento più recente espresso da questa Corte, a cui si intende dare continuità, “il
giudice deve motivare le ragioni per cui ritiene il minore infra-dodicenne incapace di discernimento, se
decide di non disporne l’ascolto, così come deve motivare perché ritiene l’ascolto effettuato nel corso
delle indagini peritali idoneo a sostituire un ascolto diretto ovvero un ascolto demandato a un esperto al
di fuori del contesto relativo allo svolgimento di un incarico peritale. Tale motivazione appare, in
generale, tanto più necessaria quanto più l’età del minore, come nel caso in esame, si approssima a
quella dei dodici anni, oltre la quale subentra l’obbligo legale dell’ascolto. È vero inoltre che il giudice non
è tenuto a recepire, nei suoi provvedimenti, le dichiarazioni di volontà che emergono dall’ascolto del
minore, così come non è tenuto a recepire le conclusioni dell’indagine peritale. Tuttavia qualora il giudice
intenda disattendere tali dichiarazioni e tali conclusioni ha l’obbligo di motivare la sua decisione con
particolare rigore e pertinenza” (Cass. ord. n. 12957 del 2018).
Nel decreto impugnato è omessa la motivazione giustificativa della mancata audizione diretta del minore
infradodicenne in ordine alla scelta della scuola media da frequentare, e ciò nonostante che l’età di N.
fosse prossima a quella dei dodici anni, oltre la quale ricorre l’obbligo di ascolto. Peraltro risulta, in base a
quanto affermato dal ricorrente e non contestato dalla controricorrente, che il minore, sentito dagli
assistenti sociali, avesse espresso una sua opzione in ordine alla scuola da frequentare, manifestando la
preferenza per la scuola sita a (omissis) , anche perché propedeutica all’insegnamento di uno strumento
musicale.
Nello sviluppo argomentativo della pronuncia impugnata non vi è alcun riferimento all’ascolto indiretto
effettuato nel grado precedente, per giustificarne l’idoneità a sostituire l’ascolto diretto, nè sono
esplicitate eventuali ragioni di manifesta superfluità dell’esame diretto o della contrarietà di quest’ultimo
all’interesse del minore o di incapacità di discernimento dello stesso.
Neppure, e di conseguenza, nel decreto impugnato è giustificata “con particolare rigore e pertinenza” la
soluzione prescelta anche alla luce dell’opinione espressa, tramite ascolto indiretto, ove idoneo nei
termini precisati, dal minore, sia pure al fine, del tutto legittimo, di contrastarla. Dunque manca sul punto
ogni motivazione, che invece si impone con peculiari connotazioni di specificità. I Giudici d’appello hanno
infatti confermato le valutazioni espresse dal Tribunale “nell’autorizzare l’iscrizione scolastica di N. presso
la scuola media statale più vicina alla casa della madre, dove ha modo di farsi nuovi amici e di coltivare
anche i suoi interessi musicali” (pag. 2 del decreto impugnato), senza altro precisare.
Ne consegue la fondatezza delle censure relative alla violazione dei principi sopra enunciati in tema di
audizione del minore ed all’omesso esame di un fatto decisivo, consistente nella valutazione del
contenuto dell’audizione stessa, stante la riscontrata anomalia motivazionale rilevante ai sensi dell’art.
360 c.p.c., comma 1, n. 5 – nel testo, qui applicabile ratione temporis, successivo alle modifiche
apportategli dal D.L. n. 83 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 134 del 2012 – come
circoscritto dalla giurisprudenza di legittimità consolidatasi dopo la pronuncia resa Cass., SU, n. 8053 del
2014, le cui argomentazioni, condivise da questo Collegio, possono, per brevità, integralmente intendersi
richiamate.
8. Il quarto motivo è inammissibile.
La censura presuppone un apprezzamento delle risultanze probatorie la cui valutazione può essere
sottoposta al sindacato di legittimità solo attraverso il paradigma del vizio motivazionale, nei limiti
consentiti dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5. Nel decreto impugnato la statuizione sul contributo di
mantenimento è specificatamente motivata mediante esame degli elementi istruttori, valutati come
rilevanti (lavoro stabile del ricorrente e mancanza di prova su durata e causale del finanziamento). Nella
specie, pertanto, non ricorre il vizio motivazionale denunciato e si è al di fuori del limitato perimetro
operativo della citata norma.
9. In conseguenza dell’accoglimento dei primi tre motivi di ricorso il decreto impugnato è cassato con
rinvio alla Corte d’appello di Venezia, in diversa composizione, anche per la decisione sulle spese del
giudizio di cassazione.
10. Va disposta, infine, per l’ipotesi di diffusione del presente provvedimento, l’omissione delle generalità
e degli altri dati identificativi a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.
P.Q.M.
accoglie i primi tre motivi di ricorso e dichiara inammissibile il quarto, cassa il decreto impugnato e rinvia
alla Corte d’Appello di Venezia, in diversa composizione, anche per la decisione sulle spese del giudizio di
cassazione.
Dispone, per l’ipotesi di diffusione del presente provvedimento, l’omissione delle generalità e degli altri
dati identificativi a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.