Il mancato esperimento della mediazione nelle controversie per le quali è prevista come obbligatoria deve essere eccepita non oltre la prima udienza del giudizio di primo grado.

Cass. civ. Sez. III, Sent., 13 dicembre 2019, n. 32797;
ha pronunciato la seguente:
SENTENZA
sul ricorso 6036-2018 proposto da:
F.R., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA COSSERIA, 2, presso lo studio dell’avvocato
FRANCESCO AMERICO, che lo rappresenta e difende;
– ricorrente –
contro
C.O.;
– intimata –
avverso la sentenza n. 797/2017 della CORTE D’APPELLO di ANCONA, depositata il 22/08/2017;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 30/10/2019 dal Consigliere Dott.
ENRICO SCODITTI;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. PEPE Alessandro, che ha concluso
per l’accoglimento del 1 motivo di ricorso assorbiti gli altri;
udito l’Avvocato MUGGIA STEFANO per delega orale.
Svolgimento del processo
1. F.R. convenne in giudizio innanzi al Tribunale di Pesaro C.O. chiedendo la condanna al
pagamento di Euro 17.532,00, pari a trentasei mensilità dell’ultimo canone corrisposto, a titolo
risarcitorio ai sensi della L. n. 431 del 1998, art. 3, commi 3 e 5, per non avere la convenuta, in
qualità di proprietaria dell’immobile locato all’attore, venduto l’immobile nei dodici mesi previsti
dalla legge nonostante la mancata rinnovazione del rapporto per la volontà della C. di procedere alla
vendita. Si costituì la parte convenuta chiedendo il rigetto della domanda.
2. Il Tribunale adito rigettò la domanda, motivando nel senso che il termine di dodici mesi
decorreva dall’esaurimento della procedura di sfratto.
3. Avverso detta sentenza propose appello il F.. Si costituì la parte appellata chiedendo il rigetto
dell’appello.
4. Con sentenza di data 22 agosto la Corte d’appello di Ancona dichiarò l’improcedibilità della
domanda. Osservò la corte territoriale che il F. aveva omesso ingiustificatamente di partecipare
personalmente alla procedura di mediazione di cui al D.Lgs. n. 28 del 2010, art. 8 e che non era
precluso al giudice di appello rilevare la nullità della sentenza per il difetto di rituale mediazione
non rilevato dal giudice di primo grado.
5. Ha proposto ricorso per cassazione F.R. sulla base di tre motivi.
Motivi della decisione
1. Con il primo motivo si denuncia violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 28 del 2010, art. 5
commi 1 e 1bis, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Osserva il ricorrente che
l’improcedibilità della domanda per mancato esperimento del procedimento di mediazione deve
essere eccepita dal convenuto a pena di decadenza o rilevata d’ufficio dal giudice non oltre la prima
udienza e che né controporte, né tanto meno il giudice di primo grado, avevano sollevato alcuna
eccezione sul punto.
2. Con il secondo motivo si denuncia violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 28 del 2010,
art.5 comma1bis, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Osserva il ricorrente che nessuna
disposizione normativa impone la presenza personale della parte alla procedura di mediazione e che
la volontà delle parti nella procedura era stata espressa per il tramite dei difensori delegati.
3. Con il terzo motivo si denuncia violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 28 del 2010, art.5
comma 2, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Osserva il ricorrente che il giudice di appello,
nel caso ravvisi un’ipotesi di improcedibilità della domanda per mancato e/o errato esperimento
della mediazione, ha facoltà di sanare il vizio rinviando le parti alla mediazione e comunque deve
indagare sulla possibilità di consentire nuovamente la mediazione tenendo conto della natura della
causa, dello stato dell’istruzione e del comportamento delle parti.
4. Il primo ed il terzo motivo, da valutare unitariamente in quanto connessi, sono fondati.
Il D.Lgs. n. 28 del 2010, art. 5 comma 1-bis, prevede quanto segue: “chi intende esercitare in
giudizio un’azione relativa a una controversia in materia di condominio, diritti reali, divisione,
successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del
danno derivante da responsabilità medica e sanitaria e da diffamazione con il mezzo della stampa o
con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari, è tenuto, assistito
dall’avvocato, preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione ai sensi del presente
decreto ovvero i procedimenti previsti dal D.Lgs. 8 ottobre 2007, n. 179, e dai rispettivi regolamenti
di attuazione ovvero il procedimento istituito in attuazione dell’art. 128-bis del testo unico delle
leggi in materia bancaria e creditizia di cui al D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385, e successive
modificazioni, ovvero il procedimento istituito in attuazione dell’art. 187-ter del Codice delle
assicurazioni private di cui al D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209, per le materie ivi regolate.
L’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda
giudiziale. A decorrere dall’anno 2018, il Ministro della giustizia riferisce annualmente alle Camere
sugli effetti prodotti e sui risultati conseguiti dall’applicazione delle disposizioni del presente
comma. L’improcedibilità deve essere eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata
d’ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza. Il giudice ove rilevi che la mediazione è già
iniziata, ma non si è conclusa, fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all’art.
6. Allo stesso modo provvede quando la mediazione non è stata esperita, assegnando
contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di
mediazione. Il presente comma non si applica alle azioni previste dagli artt. 37, 140 e 140-bis del
codice del consumo di cui al D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206, e successive modificazioni”.
Come risulta evidente dalla disposizione, l’improcedibilità deve essere eccepita dal convenuto, a
pena di decadenza, o rilevata d’ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza del giudizio di primo
grado. In tal senso è l’orientamento di questa Corte (Cass. 13 novembre 2018, n. 29017; 13 aprile
2017, n. 9557; 2 febbraio 2017, n. 2703). In mancanza della tempestiva eccezione del convenuto,
ove il giudice di primo grado non abbia provveduto al relativo rilievo d’ufficio, è pertanto precluso
al giudice di appello rilevare l’improcedibilità della domanda. Nel caso di specie sono mancati alla
prima udienza del giudizio di primo grado sia l’eccezione della parte che il rilievo d’ufficio da parte
del giudice.
Come affermato da Cass. 30 ottobre 2018 n. 27433, nello stadio d’appello è prevista solo una facoltà
del giudice di creare la condizione di procedibilità alla luce di una valutazione discrezionale. Viene
infatti stabilito dall’art. 5, comma 2 che “il giudice, anche in sede di giudizio di appello, valutata la
natura della causa, lo stato dell’istruzione e il comportamento delle parti, può disporre l’esperimento
del procedimento di mediazione; in tal caso, l’esperimento del procedimento di mediazione è
condizione di procedibilità della domanda giudiziale anche in sede di appello”.
5. L’accoglimento di primo e terzo motivo determina l’assorbimento del secondo motivo.
P.Q.M.
accoglie il primo ed il terzo motivo del ricorso con assorbimento del secondo motivo; cassa la
sentenza in relazione ai motivi accolti; rinvia alla Corte di appello di Ancona in diversa
composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.
Così deciso in Roma, il 30 ottobre 2019.
Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2019